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25 novembre 2014

IL REGALO DI GEMMA - Semifreddo cremoso al rhum


Carissima Gemma permettimi di dirti grazie!
Il tema che hai fatto in classe durante la verifica di italiano, è stato come una torta profumata di mele in un pomeriggio di inverno, quando la neve scende silenziosa accarezzando la terra e una sedia a dondolo raccoglie le fatiche del giorno con l'unico desiderio che hai di ascoltare buona musica, bere una cioccolata calda e leggere un racconto che ti porti lontano ...
Ho tra le mani le pagine scritte da te, mi hai commossa.
La sensazione di essere sorpresi dalla verità e dalla bellezza che appare grazie al proprio lavoro di tessitura, aumenta il desiderio che abbiamo di conoscenza, portandoci ad uno stupore interiore di armonia e desiderio di imparare.
Studiare, andare a scuola, fare un tema, senza provare tali emozioni è un'esperienza mortalmente triste, come ballare senza musica o forse potrei dirti, visto che sei una ginnasta, come salire sulle parallele e non riuscire a muoversi restando ciondoloni, invece, non appena inizi a volteggiare scompare tutto, sei lì sola con il tuo compito di roteare sfidando il vento e prosegui, cambi mano, provi il brivido del moto accelerato e il tuo corpo inizia a muoversi sfidando se stesso.
Solo quando lasci le parallele, scendi, fai l'inchino, guardi le tue mani screpolate dal gesso, realizzi che non eri sola, esisteva un pubblico, ti guardava e arrivano gli applausi, il voto della giuria e i sorrisi della platea accarezzano il cuore della tua fatica.
Sappi che è così per ogni cosa, anche per lo scrivere.  
Essere colti anche solo per un istante dal fascino di una disciplina, fa sorgere un amore di riconoscenza per la stessa e per le persone che con essa hanno reso possibile intuire che nella vita, c'è qualcosa di bello, degno, affascinante cui dedicarsi.
Sono fiera di te!
Si sceglie non perché sei tu che scegli, ma perché qualcosa più grande di te propone e tu non puoi far altro che seguire quel percorso, che indirizzarti per quella via, ne vedi la difficoltà ma non ti spaventi, ne provi le emozioni e sono quelle a sostenerti.
Possa l'amore nascosto nel profondo del tuo cuore, trovare l'amore che attende i tuoi sogni.
Che la gioia che si trova nel tuo domani, sia sempre la guida che hai trovato nel tuo ieri!
Grazie, con tutto il mio cuore mia piccola grande amica, conserverò il tuo tema tra i regali più preziosi.
Un domani lo rileggerò, certa che le trecce e i nastri che oggi infiocchettano i tuoi capelli, saranno gli stessi con cui spazzolerai e annoderai quelli di tua figlia, la guarderai con amore certa che la vita prosegue con la vita!
Questo è il miracolo più bello che ti possa augurare.

Arianna 


SEMIFREDDO CREMOSO AL RHUM 

Cuocete per 5 minuti a bagnomaria 2 tuorli montati con 30 grammi di zucchero e 1 dl di rum.
Fate raffreddare e unite 2 albumi a neve, 100 gr di zucchero a velo e 3 dl di panna montata.
Fate raffreddare in freezer per sei ore.


21 novembre 2014

IL THE' DI NATALE - Magazine "A TAVOLA"


V’è un non so che di trascendentale, magico, inaspettato senso di incanto, una sorta di equazione alchemica, tra la neve e un bambino.
Alle volte mi chiedo in cosa consista, forse in una  lontana emozione che possiamo scorgere quando incontriamo il loro sguardo dinanzi un paesaggio innevato, da quella purezza che solo il cielo d’inverno, sa regalare.
Ecco svelato il senso segreto di quel candore, occorre il silenzio per raggiungerne il mistero e le ali per poterlo comprendere o come diceva mia nonna, una teiera sul fuoco che annunci l’aroma del earl grey tea,  fischiando come un treno a vapore!
Aprii delicatamente la porta dinanzi la balaustra di legno, la finestra dell’ abbaino lasciava filtrare la luce, cappelli, corsetti e vecchi bustini, un abatjour di cui non mi servivo più, libri, scarpe, riviste e la cassapanca in cui avevo racchiuso tutti i ricordi.


Poi al di là dell’arco, dinanzi la stufa a legna, mani che si scaldavano dai primi freddi di fine novembre e chiacchiere gioiose mescolate a zuccherini aromatizzati e infusi di thè speziati, pronti ad essere sorseggiati tra grida giulive e racconti.
Il tuo thè profuma l’anima!
Quando prepariamo la tavola per l’ora del thè, sono convinta che una parte di mistero orientale entri nell'anima, il calore del vapore, le nostre mani che come danzando, adagiano tazze di porcellana francese e piattini, il battito del nostro cuore, il piacere degli occhi, il gusto della miscela, la disposizione delle bustine in una scatola scelta, il nastro, la piccola pasticceria che disponiamo sul tavolo, il tovagliato di lino ad intaglio, sono il piccolo pezzo di noi che farà parte della magia da donare!


Le guardavo una ad una e osservandole mi rideva l’anima!
Ci eravamo date appuntamento proprio alle cinque pomeridiane.
Quattro bambine e una favola a merenda!
A quell’ora di Greenwich (longitudine 0) il meridiano accarezza l’ora del thè della regina, allora anche noi potevamo connettere i battiti del cuore e mescolarli nel thè oolong melange, come principesse che fanno l’inchino al Regno Unito!
Stessa ora di infuso e decotto della monarchia inglese!
Ci sono emozioni così immacolate da farti mancare il fiato, da farti pensare al soprannaturale.
Accadono e non sai perché, le provi e all’improvviso tutto il resto scompare come fosse nulla.
Loro restano lì a solleticarti il cuore, a decantare bellezze segrete, a recitare poesie nelle fibre dell’anima. E non sai perché.
Posseggono una grazia speciale, un profumo dolce, un suono soave.
Restano ancorate dentro come fossero cucite e a strapparle faresti a brandelli pezzi di te!

Arianna


OGGI IN EDICOLA !!!

Magazine A TAVOLA 




CHRISTMAS TEA TIME

Con un inserto sul galateo dell'ora del thè di Valentina Nardi





20 novembre 2014

IL CANTO DEL BOSCO - Il mio castagnaccio con semi di girasole


Troverete di più in un bosco che in un libro.
Gli alberi e le voci sussurrate tra i rami, vi insegneranno ciò che non sanno mostrare i vostri maestri!
L’orologio a pendolo batté sei rintocchi. Mi ero assopita sulla sedia a dondolo.
Quella notte non avevo dormito, il ciocco di legno di faggio nel camino, ancora mi regalava il suo crepitio e il profumo di legno stagionato.
Fuori nevicava.
La ghirlanda di luci del firmamento, lasciava umile il posto a quella del sole!
I suoi raggi discreti, un timido tepore dal sapore e dal gusto speciale, tale mi apparve e che fosse stata realmente così, lo seppi solo nei giorni seguenti!
Aprii il portone, il patio completamente bianco, gli abeti carichi di neve, chiusi gli occhi per respirare, l’aria era frizzante e pura, poteva penetrare le ossa e ossigenare anche quelle.
Nuvole di cotone il cielo, tirai la tenda, indossai gli stivali e mi diressi nel bosco appena dietro casa.
Diedi uno sguardo ai rami delle betulle centenarie, guardavo incantata il loro fluttuare ad ogni folata di vento e la neve, che, ancora fresca, lasciavano andare dolcemente, quasi fosse zucchero a velo.
Feci silenzio, solo il canto di un pettirosso fondeva di nostalgia la quiete d’intorno, congiunsi le mani e pregai in quell’attimo di intima pace che piacevolmente gustavo, la felicità era lì, in ogni fiocco di neve, sulle distese del tempo che il vento portava da est gelandomi il naso, lievitava nell’aria, allo stesso modo del castagnaccio che avevo lasciato coperto, dopo aver acceso la stufa a legna.
La neve continuava a scendere e io ero lì, un’ infinitesima parte di quella prospettiva e nulla più, una piccola vibrazione di un cuore che non si era mai arreso se non all’amore.
Ero davvero un unico insieme di quello scorcio di orizzonte.
Noi siamo sempre nel luogo dove si trova il nostro pensiero e non il nostro corpo.
Dev'esserci un'angolatura particolare al bordo degli occhi quando l'anima si inginocchia e sente il bisogno di connettersi con il canto della distesa azzurra che sovrasta le nostre teste!
Si fissa all'improvviso a contorno delle ciglia e non ci sarebbe nient'altro da guardare se non il cielo.
E come una miccia improvvisa accende una scintilla sublime dentro due lembi dell'anima e da loro arriva alle mani, perché per pregare hai assoluta necessità di congiungerle e di appoggiarti delicatamente sullo stesso angolo del perimetro che somma i tuoi dolori, le tue sconfitte, le tue perdite, nell'addizione della vita!
Sono quei più appiccicati l'uno all'altro, che fai salire fino al fruscio delle ali degli angeli affinchè li consegnino dinanzi il grande portone del paradiso sperando che qualcuno apra, sono quelle somme dell'esistenza le zavorre che concedi all'Eterno per ritrovare il volo e alleggerirlo!
Ti ritrovo in ogni spazio Dio della storia....
In ogni suono....In ogni confine....In ogni movimento di siepe che sussurra nel vento...In ogni canto... In ogni limite ...In ogni raggio....in ogni passo...
Nella pietà che mi concedi di ascoltarTi e ascoltandoTi di cercarTi per poi ritrovarTi in questa creazione che mi parla e innamora di Te!

Arianna


IL MIO CASTAGNACCIO 




Farina di castagne, 300 g
Zucchero, 4 cucchiai
Acqua, 1 bicchiere
Olio extravergine d’oliva, 2 cucchiai
Uvetta (uva passa), 50 g
Semi di girasole, 50 g
Noci sgusciate, 50 g
Rosmarino fresco, due rametti
Un pizzico di sale

Per prima cosa, accendi il forno a 200 gradi.
Setaccia poi la farina in un recipiente abbastanza grande ed aggiungi l’acqua, gradualmente, mescolando con una forchetta per eliminare tutti i grumi che eventualmente si formano. La farina da utilizzare per il castagnaccio è quella dolce, che si trova in commercio dal mese di novembre: più è di qualità e più è naturalmente dolce, e richiede l’aggiunta di pochissimo zucchero.
Quando la farina sarà ben amalgamata aggiungi lo zucchero, il sale e l’uvetta (precedentemente fatta rinvenire in poca acqua tiepida) una manciatina di semi di girasole, una di noci tritate molto grossolanamente, e due cucchiai di olio.
Mescola ancora il composto per renderlo omogeneo e rovescialo in uno stampo o una teglia da forno, unti con abbondante olio d’oliva, oppure rivestiti con un foglio di carta forno.
Occorre tenere presente che il castagnaccio non cresce, quindi se si preferisce un dolce più spesso e morbido, la teglia deve essere più piccola.
Facendo uno strato molto sottile, invece si ottiene un castagnaccio più croccante.
In ogni caso, lo spessore va dal mezzo centimetro al centimetro e mezzo circa.
Decora infine la superficie con i rimanenti semi di girasole, le noci, il rosmarino ed un filo di olio; quindi inforna per circa 30 minuti (il tempo di cottura, comunque, dipende dallo spessore dello strato). In ogni caso, un castagnaccio ben cotto deve avere la superficie screpolata e asciutta.
Il castagnaccio si serve tiepido, tagliato in grossi quadrati e magari accompagnato con un cucchiaio di composta di marroni calda.



19 novembre 2014

PATTINI D'ARGENTO - Il mio Stollen


Mi avvicinai dinanzi il grande specchio della sala e guardai oltre la lente.
Era una sera strana, di quelle che odi l’inaspettato fruscio del vento dentro il comignolo, mentre l’aria disegna gioiosa nuvole di fumo misto a vapori di thè e muffins al cioccolato.
La stanza in penombra lasciava intravedere la luce tiepida del fuoco che allegro scoppiettava nel grande camino, poi accesi tutte le candele e il candelabro al centro del tavolo illuminò il restante angolo rimasto in semi oscurità, ove il pianoforte a coda raccoglieva ancora, la memoria dei solfeggi a quattro mani con mia madre, quando, suonare Silent Night era riempirsi la pancia di musica e fette di stollen, canditi di cedro e sorrisi soavi intrisi di fotogrammi di immagini passate.
La sera della vigilia di natale, le lucine dell’albero riempivano la stanza, il salone pareva soggiogato dal loro brillare e il cielo entrava dalle finestre spingendo a più riprese la sacralità dell’attesa della mezzanotte!
Allora uscivo in giardino e il canto degli angeli delle campagne, quella melodia appresa da bambina, mi indovinava l’anima e iniziavo a cantarla sussurrandola tra la fine delle labbra e il perimetro del cuore, mentre scorgevo nel presepe adagiato sull’étagère, la scia luminosa della cometa, che dalla capanna di legno illuminava tutta la sala profumandola di muschio, personaggi, pecorelle, montagne, pastori e cammelli.
Aggiunsi un ciocco di legno e mi sedetti sul cuscino di velluto grigio dinanzi lo sguardo del fuoco,  saggio  maestro delle favole.
Era proprio il fuoco a raccontarmele nelle sere d’inverno, quando fuori piove e i cipressi si inchinano dinanzi l’impeto del fischio delle masse d’aria proveniente da nord, le cornamuse cantano sulle strade e tu sei lì ad ascoltarle rapita dalla loro magia e ti basta davvero il rumore lieve del crepitio di un ceppo per riscaldare i ricordi e riconquistare l’alba seduta dinanzi le scintille di un camino.
Aprii il libro Pattini d’argento catapultandomi nella ridente cittadina olandese di Broek, un paese splendido, pieno di canali, dighe e laghi ghiacciati.
Fu il regalo di mia nonna quando nastri di raso rosso infiocchettavano le trecce della mia infanzia e le ballerine di tinta lucida indossavano la messa del 25 Dicembre, tra gli arricciamenti del mio naso e le mie puntuali disapprovazioni a ghingheri e bottoni del loden verde, che ero costretta ad indossare senza ne a né ba.
Poi scendevo indossando i guanti di lana, scivolavo festosa sulla balaustra di legno della lunga scalinata e mio nonno mi attendeva alla fine degli ultimi tre gradini, salutandomi con il baciamano.
Lo guardavo ammiccando un occhiolino per poi prendere il lembo della kilt e accennare un inchino come le principesse.
Era solo gioia inzuccherata, l’aria di festa che respiravo, mentre i rintocchi delle campane ticchettavano il dong di mezzanotte.
Mi diressi verso il pianoforte … Tin tin due tasti nell’ottava di destra ….  do re sol mi …
Gli accordi delle note trillavano il mio canto, dinanzi l’anima del mondo, voci nel soffio di una brezza lontana, sfioravo quasi palpandolo il mistero di quella ricetta, annodato tra aromi canditi di arancia, farina lavorata e frutta secca.
Ancora ad occhi chiusi, sentii all' improvviso l’applauso della luna, ripulii il respiro del passato mentre il suono della sveglia del forno mi riportava al canto del presente: lo stollen era pronto, il profumo di vaniglia e marzapane riempiva la cucina in soffici ondate sovrapposte all'aroma pungente e speziato della cannella.
Occorreva solo adagiarlo sulla griglia di metallo, cospargerlo di zucchero a velo una volta raffreddato e tagliarne una copiosa fetta per assaporarne lentamente gli ingredienti, creando nell'immaginazione un trionfo di sapori, che una volta assaggiati, diventavano sogni.

© copyright tratto dal libro ZUCCHERO FILATO autrice P. Arianna Appetecchi

Arianna


IL MIO STOLLEN 




750 g di farina
Un pizzico di sale
50 g di lievito
Circa 1/8 litro di latte
200-250 g di burro (da solo o mischiato con lo strutto)
50-80 g di burro (da spalmare sulla teglia)
150 g di zucchero
1-2 tuorli d’uovo
100 g di limone candito e arancia candita
4 mandorle amare
50 g di mandorle dolci
Buccia di limone
Cannella
100 g di uva sultanina
50 g di chicco d’uva
3 cucchiai di rum
Zucchero a velo dal sapore di vaniglia

Preparate la pasta lievitata. Quando questa si è alzata aggiungete le uova, il latte, lo zucchero e il burro sciolto. La pasta dev'essere solida. Impastate molto bene fino a quando la pasta sarà fine e flessibile (iniziano a vedersi le bolle).

A questo punto tritate e sminuzzate il limone candito e l'arancia candita, bollite le mandorle e l'uva sultanina e impastate il tutto. La pasta deve essere solida e bisogna aspettare che lieviti bene; poi datele una forma allungata e rendetela più sottile usando il matterello e spalmatela sulla teglia, sulla quale dovete spalmare circa 50-80 g di burro.

Con un pò d'acqua fredda, accavallate una parte della pasta in modo che lo Stollen assuma la sua forma caratteristica ripegata. 
Lasciate che lo stollen si alzi all'interno della teglia, spalmatelo con burro, cuocetelo al forno con cautela ad una temperatura media, spalmatelo un'altra volta con burro e ancora caldo cospargetelo con zucchero a velo dal sapore di vaniglia.

Tempo di cottura: un'ora o un'ora e mezza.

È consigliabile preparare la pasta per lo stollen la sera e lasciarla alzare durante la notte.
E' altresì importante ricordare che dopo averlo cotto nel forno lo dovete mettere in un luogo a temperatura ambiente e lo lasciate "maturare" per 10-15 giorni: dopo potrà essere finalmente gustato in tutta la sua bontà.


10 novembre 2014

LA TOELETTA DELL'800 - I miei biscotti limone e polenta



La scatola di allumettes e le candele.
Sono la piccola fiammiferaia dei sogni delle prime luci dell'alba ...
Le bougies aiutano l'incanto e baloccano i sogni come una nenia antica di ninne nanne fatate, lasciando una luce soffusa tra il destarsi dal sonno e i movimenti ancora disordinati di vestaglia e latte sul fuoco.
La toelette dell’800 sfoggiava la sua antica bellezza nella mia camera da letto.
Apparteneva alla mia famiglia almeno da un secolo!
Mia madre mi raccontava spesso quante volte, mia nonna, si incipriava, seduta con un garbo sublime, dinanzi pettini, specchio e spazzole d’argento!
Le avevo ancora, ma non adagiate sulla toelette, in una vetrina inglese serigrafata con vetri molati che ora era all’ingresso!
E lì nella penombra della sala ripercorrevo la storia di nastri colorati e boccoli vezzosi, profumi parigini e scatole di porcellana, polveri di cipria e velette di tulle.
Mi trastullavo in quei pensieri e il rumore della stufa a legna dei primi crepitii di accensione, mi distolsero dai sogni ad occhi aperti che dondolavano in me, nelle stesse oscillazioni, avanti e indietro di un’altalena immaginaria su cui ero montata e, ad occhi chiusi, andavo toccando il cielo con la punta dei piedi.
Il cuore era leggero, felice, libero, nella distanza del tragitto che mi separava dalla cucina, avevo un’allegrezza interiore che trasformava i miei movimenti in alacri fugaci passi.
Aprii la porta della cucina, l’aria profumava di zucchero e vaniglia, ma era il ricordo di quelle piccole impronte sulla frolla, il vero e più autentico miracolo dei miei biscotti limone e polenta ....

Arianna 


BISCOTTI LIMONE E POLENTA



- 300g di farina 00
-150g di farina di mais
-150g di zucchero semolato
-200g di burro
-4 tuorli
-buccia grattugiata di 2 limoni
-1 bustina di lievito
-1 pizzico di sale



In una terrina sbattere con il frullatore il burro morbido con lo zucchero e il pizzico di sale fino ad ottenere una crema chiara, poi incorporare un tuorlo alla volta, per ultimo mettere le farine con il lievito e il limone.
Impastare il tutto velocemente e fare una palla, avvolgerla nella pellicola e mettere in frigo a riposare per 1/2 ora, poi trascorso questo tempo prendere un po' di pasta tra le mani farne delle palline che schiaccerete leggermente con le formine, appoggiate con delicatezza su una teglia ricoperta con carta forno e lasciate che il forno a 200°C compia l'atto finale fino a doratura.



08 novembre 2014

PER SEMPRE - Le mie linguine fatte a mano con tartufo



“Who knows but that something wonderful may happen today.
Have faith that it will.
After all, every morning is a chance at a new day."

Ero andata alle pendici del fiume, alla fine del borgo abitato v'era un piccolo sentiero ove trovare arbusti secchi da utilizzare per far partire la stufa a legna.
Una leggera bruma e foschia lasciava intravedere nel bosco bagliori di foglie ingiallite dal canto autunnale del tempo.
Ne feci un piccolo covone per poi ridirigermi verso casa. 
Entrai, il bollitore fischiava.
Fiuuuuuuuuuuuu ………. Musica …
E’ una musica segreta, nascosta ad ogni inizio di giornata …
Una musica che l’essere ascolta …
Una musica che il cucchiaino del caffè produce, quando giri lo zucchero nella tua tazza di porcellana!
E’ quel contatto rallentato che il tuo corpo ha in quel senso decisamente svogliato di ricominciare la marcia …
La mia, era una casa di pietra, una robusta porta di legno, due aiuole, due ulivi, due melograni, persiane verdi, tegole rosse per tetto.
La vista dalla finestra del piano di sopra si apre sulla valle, dietro un bosco di betulle fa da cornice al silenzio.
Nelle pieghe del tempo, la luce dell'aurora accarezza la corolla di una margherita mentre il silenzio del sonno desta nel cuore l'eco lontana del canto di un gallo.
Solo lo scricchiolare delle foglie giunge come richiamo lontano e un bagliore dorato si scorge oltre la ruvida corteccia del melograno.
DON… DON ..DON … DON…. DON….
Il batocchio del pendolo regalava all’alba cinque rintocchi!
Il sole si inginocchia a quello che ognuno crea ma solo la corolla della margherita possiede il segreto della sua danza nel numero dispari dei suoi petali.
Non potrai mai capirne il mistero per intero!
La vita é un cerchio, goderne a 360° appartiene alla geometria sferica, non a noi.
Mancherà sempre un piccolo tratto per arrivare al suo completamento.
Una minuscola linea, che a volte sembra infinita, eppure sarà proprio quel segmento a delineare lo sforzo che dovrai compiere ogni giorno.
Ogni giorno … camminando insieme alla vita per sempre!
Per sempre mi piace ….
Si, per sempre!
Ma per sempre è per sempre o per sempre ha una fine?
Oh no, per sempre è per sempre, per sempre contiene in sé l' eternità e l' eternità non ha né inizio né fine!
Arianna

LE MIE LINGUINE AL TARTUFO



La prima cosa veramente importante è usare la spianatoia: infatti la rugosità del legno è più indicata di una semplice superficie liscia; quando poi metterete le uova nella farina, sbattetele leggermente con una forchetta e poi cominciate subito a impastare con le dita in modo che l'uovo non vada fuori dalla fontana.
Il terzo passo è l'aggiunta del sale che, non andrebbe aggiunto all'impasto; secondo altri, invece, un pizzico di sale non farebbe male.
Evitate di impastare vicino a correnti d'aria infatti l'aria può far seccare la pasta, e attenetevi alla propozione tra farina e uova: un uovo ogni 100 gr di farina.
Un'altra cosa, importante è la lavorazione: la pasta va lavorata almeno per 10 minuti, sbattendola ogni tanto sulla spianatoia per renderla più elastica; una volta finito di impastare il vostro panetto di pasta, fatelo riposare in un panno umido, poi stendete col mattarello poco impasto per volta e il restante tenetelo sempre ben coperto con il panno umido.
Ricordatevi di infarinare la spianatoia per fare in modo che la pasta non si attacchi.
Con queste poche "regole" vedrete che la vostra pasta risulterà liscia ed elastica e le vostre ricette veramente insuperabili.

Ingredienti per 3 persone.
200 gr di farina;
2 uova.
1 tartufo

Riporre la farina sul tagliere. Darle la forma di un cratere, in modo che possa contenere le uova.
Rompere le uova, mettere tuorli ed albumi all’interno del cratere di farina.
Sbattere le uova con la forchetta, cercando di non farle fuoriuscire dal cratere.
Continuare a sbattere le uova, amalgamando ad esse, pian piano, sempre più farina dal perimetro interno del cratere.
Prendendo sempre più farina dal perimetro, arriva il momento in cui non si riesce più a sbattere l’uovo con la forchetta, cominciare perciò ad impastare con le mani.

Ad ogni preparazione il volume delle uova può essere diverso, come sicuramente ad ogni preparazione sarà diversa anche l’umidità esterna: pertanto se l’impasto presenta crepe, ed è difficile renderlo omogeneo, aggiungere un poco d’acqua od un poco del contenuto di un altro uovo.

Al contrario se al tocco, l’impasto è troppo liquido necessiterà di altra farina.
Appena l’uovo e la farina sono ben uniti, pulire velocemente il tagliere, in modo da non far incorporare all’impasto pezzetti già secchi.



Impastare affondando il palmo della mano nella massa di pasta, piegarla, rigirarla e ripetere la sequenza per circa 10/15 minuti, sino al punto in cui l’impasto diventa liscio, lucido ed omogeneo.
A questo punto prendere una grattugia a mano e grattare il tartufo nell’impasto quanto basta a seconda del gusto più o meno intenso che volete ricavarne.
Ripiegare l’impasto e lavorarlo ancora per tre minuti.
Ora, con l’impasto, formare una palla e riporla in un contenitore.
Coprire l’impasto. Io ho usato un contenitore ermetico, ma si può utilizzare anche un piatto, della pellicola alimentare od un canovaccio inumidito.
Ora lasciare riposare la pasta per un’ora. L’attesa è necessaria, si stenderà con più facilità.
Trascorsa l’ora, riporre l’impasto sul tagliere pulito. Infarinare sia l’impasto che il tagliere.

Ti consiglio di tenere un poco di farina a portata di mano, per poter spolverare, al bisogno, tagliere, pasta e mattarello: ciò serve per evitare che la pasta si attacchi al tagliere.
Prendere il mattarello, si parte sempre dal centro per cercare di dare alla sfoglia una forma regolare.
Con il mattarello, iniziare a tirare la sfoglia dal suo centro verso l’esterno: il mattarello ovviamente deve roteare, ma si deve  anche applicare una pressione uniforme, non troppo forte né troppo leggera. Prima procedere verso un’estremità, ad esempio verso l’alto;

Girare la pasta in modo orizzontale e ripetere lo stesso procedimento. Partendo sempre dal centro.
Quando la sfoglia comincia ad essere ben stesa, per girarla con più facilità, si può anche arrotolarla attorno al mattarello.
Terminare il procedimento nel momento in cui la sfoglia si assottiglia maggiormente; il suo spessore non deve essere superiore ad 1 mm.
Ripiegare la pasta su se stessa, ricreando una striscia.
Tagliare, con un coltello, la pasta per creare le linguine.
Srotolare le linguine e formare con delicatezza dei nidi di pasta.

Ora non ci resta che condirle a nostro piacimento!

07 novembre 2014

SIAMO CALAMAI DI RICORDI .....


Siamo calamai di ricordi lontani,
di lecca lecca appiccicosi ciucciati a metà,
siamo piccoli gessi di giochi a campana
trascritti nell'atrio di palazzi e cortili.
Siamo somma infinita di abbracci e di baci,
coccole dolci nel lettone di mamma,
una mamma di rughe dai capelli lucenti,
di un grigio sbiadito che una volta era nero.
Siamo la divisione di tutte le parole
di quelle lasciate nelle onde del mare,
o di quelle dette e mescolate all'amore,
siamo la penna e l'inchiostro dell'amica del cuore,
parole che si stuzzicano e danzano per ore!
Le rimescoli le riguardi le tiri le vivi,
le allunghi le ridoni le stropicci le stiri.
Siamo accordi di note che trillano canti
voci nel vento di una brezza lontana,
che sfiora l'incanto e annoda legami
di storie amiche che vibrano la vita!


Arianna